La regolamentazione FAA e dei droni: un case-study fondamentale per il futuro della robotica

Autore: Giuseppe Vaciago

Lawrence Lessig, nel lontano 1999, sosteneva che il cyberspazio è regolato da 4 fattori: il mercato, le norme sociali, le modalità con cui viene strutturato un software e, ovviamente, la legge. A distanza di più di 15 anni e dopo aver iniziato a  metabolizzare la “rivoluzione social”, non si può non vedere come il design e l’architettura di un software cambi radicalmente le nostre  norme sociali, esattamente come il mercato sia sempre più in grado di condizionare il framework riferimento.

Queste regole non sono applicabili solo al cyberspazio, ma ad ogni innovazione tecnologica. La polemica statunitense ne è un esempio. L’esplosione dei droni “ricreativi” ha generato non pochi problemi alla F.A.A. (Federal Aviation Administration) che, con più ritardo dell’ENAC in Italia, sta per varare il regolamento per l’utilizzo degli UAV (Unmanned Aerial Vehicle).

Il regolamento FAA riguarda i droni che pesano meno di 55 libbre (25 kg). Questi velivoli dovrebbero poter volare, solo di giorno, a un’altitudine massima di 500 piedi (circa 150 metri) e fino a 160 km/h di velocità, rimanendo a vista dell’operatore.  I piloti non avranno bisogno di nessun brevetto di volo, ma dovrebbe essere sufficiente un test di conoscenza aeronautica presso un centro autorizzato dalla FAA, preliminare all’ottenimento di una certificazione dell’operatore di volo.

Google e Amazon sono fortemente intenzionati ad investire i loro capitali nell’utilizzo commerciale dei droni, ma a condizione che “la tecnologia non venga frenata dalla normativa fin dall’inizio”. Non per altro uno dei progetti più importanti della NASA e della FAA (Unmanned Aircraft System for Traffic Management) vede come partner proprio Google e Amazon.

Tuttavia, l’eccezione che conferma la regola del condizionamento della legge da parte del mercato, arriva dalle normative dei singoli Stati o anche delle grandi Città che vedono con poco favore un traffico aereo fino a 150 metri sulle proprie abitazioni. Ad esempio a Miami, Frank Carollo, uno dei membri del City Council, lamenta troppo lassismo da parte dell’FAA che dovrebbe agire più severamente verso un utilizzo indiscriminato di tali velivoli per i quali dovrebbe essere garantito uno spazio ben definito all’interno della città e si dovrebbero prevedere un regolamento più stringente di quello dell’FAA.

Mentre discutiamo amabilmente del possibile contrasto normativo tra legge Statale e Federale, tuttavia, alcuni ricercatori statunitensi ci mostrano un altro aspetto interessante dell’universo dei droni: la loro facile “attaccabilità”. Di seguito, due esempi significativi.

Il Parrot AR Drone, progettato per uso civile, è già stato infettato da un malware, chiamato Maldrone, che ha il potere di scollegare i droni dai loro operatori e consente agli hacker di assumere  il comando dei sistemi di controllo. Inoltre, attualmente, vi è una grande preoccupazione per la sicurezza dei sistemi GPS dei droni militari e del fatto che possano essere controllati da terze parti. Proprio per questa ragione, alcuni ricercatori della Georgia Institute of Technology e della University of Virginia, hanno sviluppato dispositivi in grado di essere installati sui droni con l'intento di rilevare attività insolita, avviare dei meccanismi di recupero e riferire ai controllori umani se vi è il sospetto di una violazione della sicurezza.

Come altro esempio, sempre relativo ai droni, Todd Humphrey, ricercatore presso l'Università del Texas, ha dimostrato che spendendo $ 1000 è stato in grado di effettuare lo "spoofing GPS" di un drone civile, prendendo il controllo completo del velivolo. Attraverso questa tecnica di attacco è possibile generare un falso segnale GPS che riesce ad ingannare i sistemi di navigazione più sofisticati  usando il segnale malevolo per la triangolazione e quindi il reindirizzamento verso la destinazione desiderata dall'utente malintenzionato. Missy Cummings, professoressa di Aeronautica e Astronautica al MIT, è arrivata alle stesse conclusioni .

In conclusione, le sfide legali che dovranno affrontare i soggetti che a vario titolo (commerciale, ricreativo, militare) investiranno sui droni non sono poche, ma è di fondamentale importanza trovare un giusto equilibrio tra lo sviluppo della tecnologia e il rispetto dei diritti fondamentali. Tale regolamentazione costituisce inequivocabilmente un banco di prova per le prossime sfide che la robotica e l’intelligenza artificiale porranno al mercato e al diritto.

 

Ultima modifica ilGiovedì, 04 Febbraio 2016 20:32